venerdì 5 dicembre 2008

Suvvia monsignore, qualcosa di migliore!

Nei giorni scorsi la Santa Sede, nella persona del proprio rappresentante all'ONU, mons. Celestino Migliore, ha votato contro la proposta francese di depenalizzare l'omosessualità in tutto il mondo. Non è mistero che in molti Paesi, le persone sospettate di avere una relazione omosessuale vengano oltraggiate e persino messe a morte. Questo stesso blog si era occupato di un caso estremo avvenuto in Iran giusto un anno fa.
La ragione della posizione vaticana risiede nell'idea tutta da dimostrare che la richiesta di depenalizzazione aprirebbe la porta al pieno riconoscimento delle unioni gay con conseguenti "nuove e implacabili discriminazioni. Per esempio, gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come "matrimonio" verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni".

Credo sia lecito qualche semplicissimo pensiero.

Il catechismo della Chiesa cattolica afferma che si devono evitare forme di discriminazione verso le persone omosessuali: chiedere che vengano abolite nel mondo le pene previste per il "reato" di omosessualità mi sembrerebbe andare nel verso della proposizione del catechismo stesso. Non chiederne l'abolizione mi pare invece smentire il catechismo. Mi pare un atteggiamento degno del più goffo cerchiobottismo quello di voler sbandierare il catechismo senza provare a dargli corpo.

Ancora prima del catechismo, è il vangelo che, nella sua visione della vita e del mondo, si schiera indiscutibilmente e sempre dalla parte delle vittime della discriminazione e della violenza. Se Gesù fosse oggi l'osservatore permanente della Santa Sede all'ONU, che tipo di accoglienza avrebbe offerto alla proposta francese? Preoccuparsi della eventuale discriminazione degli Stati piuttosto che farsi carico di quella reale di individui abbandonati alla violenza di leggi barbariche mi pare del tutto lontano dalla originaria sensibilità evangelica.

Ho letto il duro intervento dell'associazione AGeDO, un'associazione di genitori di figli omosessuali. A parte una certa acredine, pur comprensibile, nei confronti dell'establishment vaticana, l'amarezza del testo mi pare del tutto condivisibile. Il problema è che mons. Migliore non ha figli e tanto meno figli omosessuali, sennò probabilmente la penserebbe in maniera diversa. E' sempre così a questo mondo: come dice una mia carissima amica, che è anche mia moglie, bisognerebbe parlare solo dopo essersi messi nei panni degli altri.
Cos'è stato per un genitore dell'Agedo apprendere che in Iran, a dicembre 2007, venivano impiccati due ventenni accusati di omosessualità? Dagli scranni dell'ONU questo può suscitare impressioni ben diverse dalle emozioni di un padre o di una madre.

Ad ogni modo, non sono d'accordo con questa posizione vaticana, lo dico da battezzato. La ritengo gravemente lesiva dell'immagine della Chiesa stessa nel mondo e soprattutto fra le nuove generazioni, peraltro sempre più lontane. E credo che essa non rappresenti il pensiero di moltissimi cattolici che alla Chiesa nata dal cuore di Gesù continuano a volere bene.

Non sono d'accordo, mi dissocio. Lo dico in tutta semplicità, e senza malanimo. E però lo devo dire, con forza e in tutta franchezza.

2 commenti:

paola ha detto...

Lo dico anch'io,senza malanimo,con un po' di amarezza...
paola

Anonimo ha detto...

si...bisognerebbe parlare solo dopo essersi messi nei panni degli altri...in questo caso degli omossessuali.
Dani70