mercoledì 24 marzo 2010

Ricordando Oscar Romero




















Il 24 marzo 1980, l'arcivescovo di San Salvador, Mons. Oscar Romero, veniva assassinato durante la celebrazione eucaristica per essersi messo al fianco della popolazione inerme durante il suo ministero in regime di repressione militare.

Questo blog vuole ricordarlo a trent'anni dalla morte.

L'immagine è la riproduzione del murale situato nella facoltà di Giurisprudenza e Scienze Sociali dell'Università del Salvador.

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San Romero d’America
Pastore e Martire nostro
nessuno farà tacere la tua ultima omelia
Don Pedro Casaldaliga


«Se muoio, resusciterò nel mio Popolo, che il mio sangue sia semente di libertà».
(Da un'intervista rilasciata nel marzo 1980).

«La volontà di Dio è di liberare i popoli dalla schiavitù… Parlando di Israele dice
a Mosè che egli è lo strumento. E qui ascoltiamo, fratelli cari, alcune parole che
potrebbe dire Dio sul popolo del Salvador: “Ho sentito i lamenti del mio popolo. Il
dolore, l’oppressione di questo popolo arriva fino al mio udito; non lo voglio abbandonare,
ho deciso di liberarlo e tu sarai il condottiero di questa liberazione”. Questa
volontà fa nascere la storia dell’Esodo».
(Dall'ultima omelia nella cattedrale di San Salvador, 23 marzo 1980)


«Vorrei fare un appello in maniera speciale agli uomini dell’esercito, e in concreto
alle basi della guardia nazionale, della polizia, dei quartieri generali.
Fratelli, voi appartenete come noi al popolo, voi però uccidete i vostri fratelli contadini.
Di fronte all’ordine di uccidere dato da un uomo, è la Legge di Dio che deve prevalere, e quella legge dice: TU NON UCCIDERAI. Un soldato non è costretto ad obbedire ad un ordine che va contro la Legge di Dio. Una legge immorale non deve essere rispettata… Ora è tempo che recuperiate la vostra coscienza e che obbediscano alle proprie coscienze piuttosto che all’ordine del peccato… La Chiesa che difende i Diritti di Dio, della legge di Dio, della dignità umana, della persona, non può starsene in silenzio davanti a tanto abominio. Vogliamo che il Governo prenda
sul serio che le riforme non serviranno a niente se devono essere imbevute di tanto sangue. In nome di Dio, in nome del Popolo che soffre, i cui lamenti crescenti salgono al cielo ogni giorno più forti, io vi supplico, io vi chiedo, io vi ordino: fermate la repressione!».
(Dall'ultima omelia nella cattedrale di San Salvador, 23 marzo 1980)


«Chi si consegna, per amore verso Cristo, agli altri, questi vivrà come il seme di grano che muore, però che muore solo apparentemente. Se non morisse resterebbe solo. Se il raccolto si da invece perché il seme muore, allora il seme si lascia immolare su questa terra, perché solo così produce il raccolto…
Vinta la morte i figli di Dio resusciteranno in Cristo…
Tutto lo sforzo per migliorare una società, soprattutto quando è sprofondata nell’ingiustizia
e nel peccato, è uno sforzo che Dio benedice, vuole, esige…
Vale la pena lavorare affinchè tutte queste aspirazioni di giustizia, di pace e di bene che abbiamo ora su questa terra, li possiamo formare nell’illuminazione di una speranza cristiana…
Questa Eucaristia è precisamente un atto di fede: con fede cristiana pare che in questo momento la voce di diatriba si converta nel corpo del Signore che si è offerto per la redenzione del mondo e che in questo calice il vino si trasforma nel calice che fu il prezzo della salvezza. Che questo corpo immolato e questo sangue sacrificato per gli uomini ci alimenti anche per offrire il nostro corpo e il nostro sangue alla sofferenza e al dolore, come Cristo, non per noi stessi, ma per dare un messaggio di giustizia e di pace al nostro popolo…».
(Dall'ultima omelia nella cappella dell'Hospitalito, pochi minuti prima di essere assassinato sull'altare durante l'offertorio, 24 marzo 1980).


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Breve biografia di Oscar A. Romero

1917: Oscar Arnulfo Romero nasce il 15 agosto a Ciudad Barrios, regione di San
Miguel, El Salvador.

1931: Oscar entra nel seminario minore di San Miguel.

1937: Ingresso nel seminario maggiore di San Josè de la Montagna a San Salvador.
Sette mesi più tardi è inviato al Pio Seminario Latinoamericano di Roma per
proseguire gli studi in teologia.

1942: il 4 aprile è ordinato sacerdote a Roma. Pochi giorni prima, il 15 marzo, si
legge nei suoi diari, è il giorno di Venerdì Santo, si trova da solo in visita alla
Basilica di San Pietro a Roma: «Non so cosa mi succede. Mi sento triste.
Presento che il Signore mi chiederà qualcosa in un giorno come questo».

1943: Si laurea in teologia all’università gregoriana.

1944: Torna nel Salvador come parroco.

1966: Viene eletto segretario della Conferenza Episcopale del Salvador, ma continua
a ricoprire una figura marginale, priva di ascendente, sul clero. Molti
inoltre conoscono le sue debolezze teologiche date da una formazione poco
approfondita. Il continuo doversi riferire al magistero, alla Chiesa ufficiale,
ai documenti papali, per proteggersi dagli errori teologici, gli conferisce
poco carisma.

1968: Conferenza dei vescovi Latinoamericani di Medellin (Colombia), che danno
una svolta in senso progressista al lavoro pastorale delle diocesi, da cui
Romero, conservatore e tradizionalista nella rigida formazione romana, si
sente lontano.

1970: A maggio è nominato Vescovo e a giugno Vescovo ausiliare di Monsignor
Luis Chavez y Gonzalez. Alla proposta di nominarlo Vescovo, Romero è
dubbioso; è una persona timida, indecisa, paurosa, che non lascia prevedere
il Vescovo forte e trascinatore che diventerà.

1974: E’ nominato Vescovo della diocesi di Santiago di Maria

1977: Monsignore riceve l’incarico di Arcivescovo di San Salvador il 23 febbraio.
A fare pressione sulla sua nomina sono gli stessi rappresentanti della destra
conservatrice al governo, che vogliono instaurare una vescovo tradizionalista
e che non crei problemi all’amministrazione dello Stato. Romero è ancora
dubbioso sulle sue capacità di poter governare la diocesi metropolitana di
San Salvador. Sono i dubbi di chi misura le sue forze per voler esercitare al
meglio le sue funzioni. Romero è una persona molto scrupolosa, che ha sempre
avuto bisogno delle conferme ufficiali della Chiesa per convincersi delle
decisioni da prendere. A marzo muore assassinato Padre Rutilio Grande. A
maggio è assassinato Padre Alfonso Navarro.

1978: A novembre viene assassinato Padre Ernesto Cabrera. Gli assassinii per
motivi politici sono 147 in tutto l’anno.

1979: Monsignor Romero riceve una nomina come candidato al premio Nobel per
la Pace. Nei soli primi 9 mesi dell’anno si registrano 580 assassinii politici:
un inaudito inasprirsi della violenza repressiva.

1980: A gennaio visita Papa Giovanni Paolo II in Vaticano. A febbraio riceve il
Dottorato honoris causa all’Università di Lovanio in Belgio. Il 9 marzo riceve
il premio della Pace dell’Azione Ecumenica Svedese. Il 24 dello stesso
mese, ultimo giorno di quaresima, è assassinato mentre celebra la messa.

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lunedì 15 marzo 2010

Il tempo di seminare la speranza













Le quattro sconosciute maestre che si avventurano nei meandri di un caseggiato abbandonato alla ricerca dei loro scolaretti rom costretti a nascondersi insieme alle loro famiglie, mi fanno pensare alle donne indomite di cui parlano i vangeli, quelle disposte e sfidare le consuetudini sociali e le ordinanze del potere pur di compiere il proprio dovere. Nel caso di Gesù, la sfida consisteva nel recarsi presso il suo sepolcro di buon mattino, con tutto il mesto armamentario per l’unzione del corpo di un malfattore giustiziato. Qui, le stesse donne sfidano le leggi razziali e i codici xenofobi dell’imperante ideologia neoliberista, per provare a portare un po’ di luce nel buio di cuori nascosti nel ventre della terra meneghina.

Onore al coraggio di queste donne. Nel tempo della comune tiepidezza, dell’individualismo più sfrenato, dell’anestesia a qualsiasi dolore che soltanto non ci sfiori, onore a loro. Nel tempo delle donne-copertina, ammirate e idolatrate dalla massa non-pensante e non-amante, onore a loro.
Altre donne. Donne altre. Luce del mondo. Sale della terra. Averne di donne così.

Ad esse consegnare dovremmo le redini della Scuola pubblica, la responsabilità dell'Economia e quelle di un Governo che possa chiamarsi tale, la guida di una Chiesa scesa finalmente dagli altari. Per la loro empatia e il loro cuore innamorato, il mondo, come l’incipiente primavera, stiamone certi, rifiorirebbe.

Una preghiera: copiaincollate la loro lettera, fatela girare. È tempo di seminare la speranza, che una nuova fioritura è alle porte: possiamo non ritrovarci a mani vuote.

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MILANO – VISITA A CRISTINA, ROMEO E ALLE LORO FAMIGLIE

Credevo di aver visto un ventaglio esauriente di posti dove i rom continuamente scacciati si accampano, compreso il girone dantesco della fabbrica crollata di Rubattino tra macerie e topi (20 novembre).

Quello che ho visto oggi è molto, molto peggio.

Un edificio a più piani mai terminato, di cui esistono solo pilastri d’acciaio verticali e orizzontali e solette. Il tutto evidentemente abbandonato da anni.

Dal marciapiede spostando una lamiera si accede a un prato incolto, lo si attraversa e si arriva all’edificio: nessuna traccia dei rom, non uno, non una voce.

Si costeggia il palazzo, cioè il suo scheletro, tra sporcizia e masserizie e si comincia a scendere per uno scivolo, fino ad infilarsi sotto il palazzo dove nella semioscurità vivono 7 o 8 famiglie rom. Sottoterra e con la pochissima luce che filtra, con le correnti fredde, molto fredde create da spazi pieni e vuoti.

Ci abituiamo alla poca luce (siamo in quattro, tre maestre e una signora volontaria) e cominciamo a veder tende a igloo, bambini, persone: fantasmi, ombre spaventate che non escono nel prato dove il sole rende la temperatura meno rigida per non essere visti. Il popolo del sottoterra milanese.

Tutti ci parlano del freddo, ma ancora di più dello sgombero annunciato per domani. Nessuno si lamenta, nessuno ci chiede alcunchè. Mentre siamo lì una signora rom pulisce i fornelli (l’acqua la prendono alla fontanella della piazza vicina), cambia i fogli di giornale che fanno da tovaglia, scalda una pentola d’acqua e lava le stoviglie. Un’altra scopa il pavimento di cemento: lo spazio in cui stanno è pulito, nelle tende regna l’ordine, ma è un posto da topi, siamo sottoterra al freddo e all’umido puzzolente.

Cristina, nostra scolara di 10 anni, ci chiede un libro per studiare: lei a scuola ci andava, ma i continui sgomberi hanno reso impossibile la frequenza. Ci chiede quando potrà tornare. Per tutto il tempo che stiamo lì non uscirà mai dalle braccia della sua maestra.

Romeo, 6 anni, quando vede la sua maestra si ferma immobile e resta così per un po’, ma intanto la faccina gli si trasforma e diventa un unico grande sorriso, sembra che gli scoppi la luce dentro. Poi le corre incontro e le salta in braccio.

Verso di noi solo rispetto, tanto rispetto e grande educazione, verso i bambini coccole e tenerezza. Noi ce li coccoliamo i nostri scolari e anche i loro fratellini.

Mi chiedo in quale altra parte del mondo le persone sono costrette a vivere così e con la paura di essere scacciati anche dai sotterranei: forse nelle fogne di Bucarest? Forse nell’Africa più ingiusta? Forse nelle favelas del Brasile?

Ci è difficile venire via da lì, e quando usciamo non commentiamo. Una donna rom ci augura “buon 8 marzo”.

Una maestra

7 marzo 2010 – uno dei tanti giorni di inciviltà di Milano

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giovedì 11 marzo 2010

La Musa col grembiule












Una cosa credo di poterla dire, al termine di questo percorso: che la musica, in tutte le sue espressioni e in qualsiasi modo la si voglia fare o ricevere, aiuta le persone a vivere. Essa è veramente terapeutica poiché è servizievole. Abituati a legarla come siamo all’idea scintillante dello spettacolo, della fama e del successo, stentiamo a credere che il capo di abbigliamento che più le si addice sia il grembiule.

Anche nel caso del Songwriting, la musica, così umilmente abbigliata, è investita dell’onorevole compito di aiutare le persone a lasciare traccia di sè, a tirare fuori la melodia e l’armonia che esse stesse sono, unica e irripetibile e comunque bellissima. Insomma, vogliamo scrivere insieme una canzone per dire, in un oceano di voci confuse: ci sono anch’io, di qui son passato, potendo godere di un abbraccio fraterno. E scusate se è poco.

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lunedì 8 marzo 2010

Il compleanno delle femmine
















Oggi all'asilo devono aver festeggiato le maestre e le collaboratrici regalando mimosa.


Dell'attenzione rivolta alle sole donne Luca deve aver colto qualche cosa, dando a suo modo un senso alla festa.
Tornando a casa, infatti, a un certo punto mi fa: "Papi, lo sai che oggi è il compleanno delle femmine?".

Auguri a tutte.

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giovedì 4 marzo 2010

Memento mori
















Dobbiamo imparare a vivere insieme come fratelli,
altrimenti moriremo tutti come degli idioti.

Rev. Martin Luther King

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lunedì 1 marzo 2010

Benvenuta, Giorgia!

















Vi annuncio con gioia e commozione grande che alle 11:53 di oggi, presso il reparto maternità dell'ospedale di Vimercate, per parto eutocico, è nata la nostra nipotina e cuginetta Giorgia, secondogenita di Francesco e Maria Grazia, mia sorella. La neonata è sorellina di Beatrice, la bellissima.

Monica ha potuto avere la gioia di essere presente al primo vagito, insieme a mamma e papà. L'ostetrica che ha guidato con sapienza il parto, la Signora Carolina Brambilla, è la stessa che, oltre a Giorgia, ha fatto nascere Beatrice. E, qualche anno addietro, la loro mamma. A lei il nostro grazie di cuore.

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