sabato 31 luglio 2010

Meno male che Antonio c'è!



L'intervento di Antonio di Pietro di ieri alla Camera dei deputati sulla questione delle intercettazioni. Da non perdere.

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giovedì 29 luglio 2010

Il cristianesimo antievangelico della Lega




















Rilancio un intervento di Sergio Paronetto, Vicepresidente nazionale di Pax Christi. L'articolo è tratto da Adista n.62 del 24 luglio 2010.

Leggete e diffondete.

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Il CRISTIANESIMO ANTIEVANGELICO DELLA LEGA

Guardiamo in profondità. Si sta sgretolando lo stato di diritto. Stiamo vivendo una fase di rottura costituzionale. Accanto al populismo aziendalista berlusconiano, sta fiorendo un populismo etnocentrico tradizionalista cattolico in prospettiva europea. Da tempo la Lega parla di “superamento della forma di Stato” dichiarando che “i futuri soggetti territoriali costitutivi sono le comunità di popolo”, espressione tipicamente nazista (volksgenosse, il vero cittadino, membro del popolo-comunità). Si sta consolidando una nuova xenofobia. Rinasce un “cristianesimo senza Cristo” basato sul binomio sangue-suolo.

Con il leghismo trionfa una logica tribale basata sulla gestione del mercato della paura e sull’ossessione della sicurezza armata. In regioni ricche di risorse democratiche ma incattivite dalla globalizzazione, la proposta populista sembra capitalizzare molte proteste esibendosi come religione civile settaria e guerriera (“comunalista”). A supportarla, sta il cemento di una rete finanziaria che vede la Lega mescolarsi all’Opus Dei e alla Compagnia delle Opere. Ciò che spinge alcuni parroci e cattolici padani a “tollerare” una religione simile non sono solo interessi di bottega ma alcune “idee forti”: la difesa di un’identità cattolica già formata, l’esibizione ideologica del diritto naturale, l’esaltazione della “nostra gente” contraria ai vizi della modernità, la funzione di coesione sociale della Chiesa che può sentire omogenee le “comunità organiche”.

Ossessiva è la polemica contro il Concilio Vaticano II, ritenuto origine di ogni male. Presentandosi come il partito dei “valori non negoziabili”, la Lega sta diventando il soggetto emergente di un nuovo patto costantiniano. Devoti e ringhiosi, i soldati celtici frequentano i salotti vaticani. Tra tutte le spese elettorali, osserva Giancarlo Zizola, i cosiddetti valori non negoziabili sono quelli che costano meno e rendono di più. A volte, sembra che costino così poco da essere buttati nella spazzatura. Un patto simile sarebbe il trionfo del relativismo-nichilismo. Se la religione diventa preda di forze politiche che la sfruttano a proprio favore, il rischio per la novità del Vangelo è immenso. Bossi gioca col linguaggio armato, Borghezio rilancia lo spirito di Lepanto, Calderoli attacca Tettamanzi, Zaia e Cota sembrano ‘gentiluomini di sua santità’, Tremonti evoca un “nuovo risorgimento” tutto “Dio, Patria e Famiglia”.

Il leghismo vuole conquistare l’anima popolare. In realtà è la fede cristiana a rischiare di perdere l’anima. Sta sorgendo un nuovo anticristianesimo. Credenti e uomini di Chiesa devono valutare bene discorsi-provvedimenti contrari all’umanità e alla fede. Alcune dichiarazioni ecclesiastiche (tra l’ingenuo e il complice) non sono all’altezza dei gravi problemi sollevati dal leghismo, pronto a mobilitarsi contro il cardinale di Milano o ad offendere il Pontificio Consiglio dei Migranti. La rottura costituzionale in atto, sposandosi al rifiuto della Dottrina Sociale della Chiesa, ci porterebbe non solo al totalitarismo ma all’idolatria o all’eresia più radicale. La Settimana Sociale dei Cattolici parlerà anche di questo?

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venerdì 23 luglio 2010

Quando i laici s'incazzano



I laici nella chiesa hanno sempre contatto come il due di picche. Con la scusa di una malintesa obbedienza sono stati quasi sempre ridotti a quello che gli inglesi chiamano "pray and pay" ossia "prega e paga". Ma il vento sta cambiando, persino in Italia.
In una parrocchia di Cagliari il vescovo Giuseppe Mani vuole trasferire il parroco. La gente non è d'accordo e chiede di potergli parlare comunitariamente. Lui fa il prezioso, negandosi e esigendo che ci si incontri tra le mura della chiesa o privatamente presso l'arcivescovado. Poi dal pulpito propone il solito polpettone di retorica sull'obbedienza, arroganza e aria fritta. Ad un certo punto la gente inizia a contestarlo apertamente. Forse i toni possono risultare sgradevoli, sicuramente non più di quelli dell'altezzoso arcivescovo. Allora il presule tenta la più classica delle scappatoie: un bel segno di croce, un'avemaria orapronobis e tutti a nanna, che tanto decide lui, anzi ha già deciso.

Lascio ai miei cinque lettori farsi una personale idea sull'accaduto. Quel che mi sento di dire è che una certa idea di Chiesa ormai non può più reggere, una chiesa strutturata militarmente con il comandante in capo, generali e colonnelli a controllo dei territori, sottoposti e laica manovalanza che nulla deve fare se non osservare gli ordini superiori. E che quando si parla di corresponsabilità del laicato, ebbene, questa cosa dovrà pur avere un contenuto concreto e non essere come sabbia buttata negli occhi del popolo di Dio, tanto per confonderlo e tenerlo buono, come ai bei tempi. Un popolo eternamente bambino, incapace di esprimere un'opinione e di chiedere che venga considerata e magari rispettata. Così non funziona più. Il vento s'è appena alzato.

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giovedì 22 luglio 2010

Dimmi con chi vai...

Nella quasi totale indifferenza dei cattolici praticanti italiani, il cardinale segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone, si intrattiene amabilmente a cena in casa Vespa in compagnia di illustrissimi coinvitati. Tra loro, manco a dirlo, l'onnipresente presidente del Consiglio del governo italiano, il governatore di Bankitalia Draghi, Gianni Letta, Cesare Geronzi, Pierferdinando Casini, tutti accompagnati dalla rispettive consorti, a parte Berlusconi, a braccetto della figlia supermanager, e Bertone, appunto.

Ammesso che ognuno è libero di frequentare chi gli pare, le perplessità restano. In particolare viene spontaneo alla mente il vecchio adagio che recita: "Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei". L'immagine è sempre più quella di una gerarchia vaticana che non perde occasione per andare a braccetto con il potere. Che tutto ciò nulla c'entri con il vangelo il cardinale naturalmente lo sa; ma è grave che ciò non gli faccia problema. Anzi, richiamarlo a Gesù susciterebbe probabilmente sulle sue labbra un paterno risolino di compatimento e verremmo congedati con una benedizione che avrebbe più il senso di mandarci a benedire.

A me invece è la sua foto a far ridere. Mi chiedo come uno con un faccione simile sia potuto diventare segretario di Stato. E' proprio vero che a questo mondo sovente sono gli ottusi e i mediocri a farsi largo fra i primi posti.

Una riflessione però m'induce l'espressiva effige del principe della Chiesa: Darwin ha ragione: l'uomo proviene dalla scimmia. Ma non sempre l'opera di evoluzione viene portata perfettamente a termine da madre natura. Bertone dunque o bertuccia?

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