sabato 31 gennaio 2009

Krisis

























"Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo.

Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle.
Comprende l'abbattimento delle sequoie e la scomparsa delle nostre bellezze naturali nel kaos della deregolamentazione urbanistica.

Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere giocattoli violenti ai nostri bambini.
Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, e anche con la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica.
Aumenta con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute dei nostri bambini, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago.
Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei vincoli familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici funzionari.
Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi.

Il PIL non misura né il nostro ingegno né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.

Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.
Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani".

Robert Kennedy
(discorso pronunciato il 18 marzo 1968 all'università del Kansas, tre mesi prima di essere assassinato a Los Angeles).
***

Nessuno può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire a Dio e a mammona.
Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?

Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?
E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita?
E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro.

Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede?
Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno.

Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini.
A ciascun giorno basta la sua pena.

(Vangelo secondo Matteo VI 24-34).


martedì 27 gennaio 2009

Un solo crimine, una sola memoria
































Shoa e violenze contro la popolazione civile palestinese.
Un solo crimine. Una sola memoria.



mercoledì 21 gennaio 2009

Io sto con le vittime. Si può dire?
















Da quasi un mese questo blog non si occupa d’altro. E seguiterà a farlo e a pubblicare le immagini della distruzione e della speranza. Di fronte all’orrore di che altro si dovrebbe parlare?

Ieri l’altro, mentre in macchina ascoltavo la radio, un commentatore di un’emittente nazionale stigmatizzava la denuncia delle violenze perpetrate da Israele in queste settimane (notate bene: cattiva sarebbe la denuncia, non il crimine commesso). Arrivava persino a sostenere che quanti si siano resi “colpevoli” di un tale atteggiamento “antisemita” non potranno avere la faccia di celebrare la imminente Giornata della Memoria: tacere per la vergogna, questo sostanzialmente dovrebbero fare i difensori della causa palestinese. E lo diceva con un tono tanto sicuro e stentoreo da farti credere lì per lì che avesse ragione.
Ma se per un attimo la mente può essere ipnotizzata da questo genere di retorica politically correct, la componente vegetativa del nostro sistema nervoso si ribella e se non cambi canale dopo un po’ ti viene da vomitare.

Possibile che in questo Paese non si riesca a dare diritto di cittadinanza alla posizione di chi non fa differenze fra morti? Di chi non mette sui piatti della bilancia Gaza e la Shoa (Lerner, tu quoque!)? Ho istintivamente nutrito una assoluta repulsione per l’Olocausto, da quando in prima media il buon prof di italiano in classe ci fece leggere “La Tregua”.
Ho ruminato da allora qualche dozzina di libri sull’argomento, raccolto materiale fotografico, denunciato la possibilità che il ricordo doveroso di quegli orrori venisse oscurato non già dalla banalità di istanze negazionistiche ma semplicemente dall’ottundimento del pensiero e del cuore dei più.
Ho amato Primo Levi, Elie Wiesel, Etty Hillesum e molti altri. Perché mai, avendo pubblicamente preso le distanze da Israele in nel corso di queste orribili giornate, dovrei arrossire facendo memoria delle sue vittime cadute per la ferocia nazifascista?

L’obiezione del resto potrebbe facilmente essere ribaltata: come faranno a celebrare la Giornata della Memoria quanti nelle scorse settimane hanno giustificato l’intervento omicida di Israele su Gaza senza battere ciglio? Come la celebreranno i capi politici e militari di quel Paese, le menti pensanti della cultura ebraica, le autorità religiose che non si siano opposte, almeno con la denuncia, alla mattanza in atto?

Io sto con le vittime. Si può dire? Senza rinunciare all’analisi storica e politica – e a maggior ragione in virtù di esse – mi schiero dalla loro parte. A questo mi porta non l’asettico atteggiamento della equidistanza, bensì una più empatica “equivicinanza”, come ben scrive Tonio dell’Olio, responsabile di Libera.
Sto con le vittime delle città israeliane colpite dai razzi di Hamas. Sto con il loro dolore e con quello delle persone che le hanno amate e perdute. E naturalmente sto con la gente di Gaza, così duramente provata.
Sto con gli uccisi e i feriti di qualunque parte, di qualunque colore politico, di qualsivoglia razza o religione. In verità essi non hanno parte se non quella di essere i custodi ultimi di una umanità smarrita nella generale follia della guerra moderna.
Che è sempre omicida e criminale, persino quando a muoverla sia Israele. Come vorreste chiamarlo il bombardamento di una scuola piena di sfollati, o il tiro a bersaglio di bambini che scappano da una casa in fiamme?
Non sto con i palestinesi di Gaza per una qualche forma di odio politico nei confronti di Israele.
Non sto con i palestinesi di Gaza per simpatia verso la sinistra italiana che si raduna attorno a questo popolo, mentre la destra non ha da spendere una sola parola (una) di pietà nei suoi confronti.
Sto con Gaza perché ad essere stata ferita e uccisa laggiù è la mia stessa umanità, l’umanità di ciascuno di noi. Il pianto di quei figli è il pianto dei nostri figli, la loro paura la nostra, la disperazione delle madri e dei padri ci appartiene.
Sto con Gaza perché mi sta a cuore la vita, non ideologicamente ma concretamente. E perché credo che di fronte ad essa qualunque altro discorso debba recedere. E ovunque essa sia calpestata, infangata, mortificata, oppressa e spezzata non è lecito – questo sì non lo è – distogliere l’orecchio dal suo grido di aiuto. Se non dovendosene in ogni caso profondamente vergognare.
***

PS. A seguire uno stralcio dell’ultimo reportage per Il Manifesto di Vittorio Arrigoni da Gaza.

“La tregua è unilaterale, quindi Israele unilateralmente decide di non rispettarla. Ieri a Khan Yunis, un ragazzo palestinese ucciso e un altro ferito. A est di Gaza city elicotteri innaffiavano di bombe al fosforo bianco un quartiere residenziale. Stessa cosa si è verificata a Jabalia. Oggi, sempre a Khann Younis navi da guerra hanno cannonneggiato su uno spazio aperto, fortunatmanete senza fare feriti e mentre scrivo, arriva la notizia di un incursione di carri armati. Non ci risultano lanci di razzi palestinesi nelle ultime 24 ore. Giornalisti internazionali sciamano affamati di notizie lungo tutta la Striscia, sono riusciuti a raggiungerci solo oggi. Israele ha concesso loro il lasciapassare a mattanza finita. Quelli arrivati ancora a bombardamenti in corso, hanno seriamente rischiato di rimetterci la pelle, come mi ha raccontato Lorenzo Cremonesi, inviato del Corriere: soldati israeliani hanno bersagliato di proiettili l'automobile su cui viaggiava. Dinnanzi allo scheletro annerito di ciò che resta dell'ospedale Al Quds di Gaza city, un interdetto reporter della BBC mi ha chiesto come è stato possibile per l'esercito scambiare l'edificio per un covo di terroristi. "Per lo stesso motivo per cui dei bambini in fuga da un palazzo in fiamme, sono entrati nei mirini dei cecchini posti sui tetti dello stesso quartiere in cui siamo ora, cecchini che non hanno esistato a ucciderli spandendo la loro materia cerebrale sull'asfalto". Ho risposto al giornalista inglese, ancora più accigliato. E' evidente l'abisso fra noi che siamo testimoni e vittime di questo massacro, e chi ne viene a conoscienza tramite i racconti dei sopravvissuti”.

Fonte: http://guerrillaradio.iobloggo.com/

domenica 18 gennaio 2009

Missione compiuta

















Vittorio Arrigoni
Gaza, 18 gennaio 2009

Questa mattina ancora una volta centrata dai tanks israeliani una scuola dell'ONU, a Beit Lahiya, nord della Striscia di Gaza. 14 feriti e due fratellini di 5 e 7 anni ammazzati, Bilal e Mohammed Al-Ashqar; la loro mamma è sopravvissuta ma ha perso entrambe le gambe. Insieme ad altre migliaia di persone (42mila) si erano rifugiate nella scuole dopo che Israele aveva intimato l'evacuazione dalle loro case. Ritenevano di essere al sicuro, esattamente come i 43 profughi sterminati Il 6 gennaio scorso nel massacro della scuola dell'UNRWA a Jabilia. "Questi due bambini erano innocenti, senza dubbio, così come non c'è dubbio che siano morti", ha dichiarato il capo dell'ONU a Gaza, John Ging, che da giorni instancabilmente continua a denunciare i crimini di guerra compiuti dai soldati israeliani, invano. I generali israeliani si apprestano a dichiarare al mondo "missione compiuta".


"Prendete un pezzo di terra, lungo 40 chilometri e largo all'incirca…solamente 5 chilometri. Chiamatelo Gaza. Poi riempitelo con un milione e quattrocentomila abitanti. Dopo di che circondatelo con il mare ad ovest, l'Egitto di Mubarak a sud, Israele a nord e ad est e chiamatela la Terra dei Terroristi. Poi dichiaratele guerra e invadetela con 232 carri armati, 687 blindati, 43 postazioni di lancio per jet da combattimento, 105 elicotteri armati, 221 unità di artiglieria terrestre, 346 mortai, 3 satelliti spia, 64 informatori, 12 spie infiltrate e 8000 truppe. E ora chiamate tutto questo 'Israele che si difende'. Adesso fermatevi per un momento e dichiarate che "eviterete di colpire la popolazione civile" e definitevi l'unica Democrazia in azione. Sarà un miracolo, da qualunque punto di vista, evitare di colpire quei civili oppure sarà semplicemente una menzogna dal momento che nessuno potrebbe evitare di colpirli a meno che non sia un bugiardo!! Chiamate tutto questo, di nuovo, "Israele che si difende". E ora arriva la mia domanda: Che cosa succederebbe se questo invasore si rivelasse un bugiardo?? Che cosa accadrebbe a quei civili disarmati?? Come potrebbe perfino Madre Teresa, o addirittura Topolino, con una tale potenza di fuoco, riuscire ad evitare di colpire quei civili in presenza di una tale equazione/situazione/scenario? Chiamate tutto questo come volete. Israele era perfettamente al corrente della presenza di quelle persone disarmate perché è stato proprio Israele a metterle lì!! E allora chiamatelo genocidio! E' più credibile". (Raja Chemayel ).

Fonte: http://guerrillaradio.iobloggo.com/

sabato 17 gennaio 2009

Indecente è il massacro (non Santoro)



AnnoZero sarebbe "indecente" secondo molti appoltronati "osservatori" politici per avere osato mandare in onda le immagini che rilancio. Sottoscrivo in pieno il titolo del Manifesto di oggi: indecente piuttosto è la carneficina che Israele sta effettuando a Gaza da oltre 20 giorni. Indecente è l'assassinio di civili inermi, di cui un terzo bambini. Se le parole hanno ancora un senso, indecente non è il coraggio di raccontare le cose pur nella loro lancinante crudezza: è la vigliaccheria di tacerle per non disturbare il manovratore di turno.
Non si tratta di essere contro Israele e a favore dei palestinesi. Occorre invece schierarsi, sempre, dalla parte delle vittime innocenti.
Occorre mettersi nei panni di quel ginecologo cui ieri sera hanno ammazzato tre figlie, due nipoti e un fratello mentre dalla sua casa era in contatto telefonico con una emittente televisiva israeliana. La cannonata di un tank con la stella di Davide gli ha distrutto l'esistenza. Dai nostri salotti buoni non riusciamo neppure a immaginare che cosa possa essere una esperienza del genere.
Sarà possibile almeno giudicare criminale l'atteggiamento di un esercito in azioni di questo tipo oppure lo si deve tacere perchè quello è l'esercito di Israele?
L'esercito di un popolo che ha sofferto quello che ha sofferto negli anni bui della storia del novecento. Un popolo dal quale ci si aspetterebbe, proprio in ragione della sua storia, un surplus di umanità, altro che crimini contro di essa.
Restiamo umani.

Il tempo di redimere



Dell'ospedale bombardato e della struttura dell'ONU per i rifugiati distrutta (leggi qui) non una parola al tg1 di questa sera. Vergogna e ancora vergogna! Questo sarebbe un servizio pubblico di informazione? Sto meditando seriamente di non rinnovare l'abbonamento RAI... In questi giorni appare in maniera oscena la discrepanza tra i fatti e il livello delle notizie che vengono lasciate passare.

Nel video di questo post, l'appello di p. Manawel Musallam, parroco cattolico di Gaza. Un appello al papa Benedetto XVI, ai cardinali, ai vescovi, ai cristiani di tutto il mondo... Lo trascrivo, per chi non potesse vedere il filmato:
***

“È una situazione difficile per tutti, cristiani e musulmani. Stiamo soffrendo tutti lo stesso destino. Dio ci proteggerà.

Penso che ora è il tempo di decidere che è abbastanza. È abbastanza per entrambe le parti: per Israele di attaccare Gaza in questa maniera. L’assedio, la mancanza di acqua e di elettricità è abbastanza per Gaza.

Vorrei fare un appello al santo Padre Benedetto XVI, ai cardinali, ai vescovi, ai cristiani di tutto il mondo: è il tempo di redimere – di una redenzione umana – la gente di Gaza. E fare pressione su Israele, perché fermi questi attacchi, che sono un massacro e un crimine contro l’umanità.

E chiedo ai leader del mondo di capire che cosa sta succedendo e di trovare una soluzione a questo problema dei palestinesi in Palestina, per dare loro la loro libertà.

Parlo ai leader del mondo e a tutti i cristiani:
quando libererete Gaza, libererete voi stessi”.
***

Qualcuno dei destinatari dell'appello ha risposto o sta per rispondere?

venerdì 16 gennaio 2009

Nomi e cognomi

















Quello che segue è l'elenco, con nomi e cognomi, di 210 delle oltre 1000 vittime della guerra a Gaza, fornite da Al Jazeera (http://english.aljazeera.net/).
Avete il nome, il genere ed un numero. Quel numero indica l'età.

Dopo il bombardamento della sede Onu per i rifugiati ed in attesa di un Tribunale Internazionale sui crimini di guerra, buona lettura.


27-12-2008
Ibtihal Kechko Girl 10 Ahmed Riad Mohammed Al-Sinwar Boy 3 Ahmed Al-Homs Boy 18 Ahmed Rasmi Abu Jazar Boy 16 Ahmed Sameeh Al-Halabi Boy 18 Tamer Hassan Al-Akhrass Boy 5 Hassan Ali Al-Akhrass Boy 3 Haneen Wael Mohammed Daban Girl 15 Khaled Sami Al-Astal Boy 15 alaat Mokhless Bassal Boy 18 Aaed Imad Kheera Boy 14 Abdullah Al-Rayess Boy 17 Odai Hakeem Al-Mansi Boy 4 Allam Nehrou Idriss Boy 18 Ali Marwan Abu Rabih Boy 18 Anan Saber Atiyah Boy 13 Camelia Al-Bardini Girl 10 Lama Talal Hamdan Girl 10 Mohammed Jaber Howeij Boy 17 Nimr Mustafa Amoom Boy 10

29/12/2008
Ismail Talal Hamdan Boy 10 Ahmed Ziad Al-Absi Boy 14 Ahmed Youssef Khello Boy 18 Ikram Anwar Baaloosha Girl 14 Tahrier Anwar Baaloosha Girl 17 Jihad Saleh Ghobn Boy 10 Jawaher Anwar Baaloosha Girl 8 Dina Anwar Baaloosha Girl 7 Samar Anwar Baaloosha Girl 6 Shady Youssef Ghobn Boy 12 Sudqi Ziad Al-Absi Boy 3 Imad Nabeel Abou Khater Boy 16 Lina Anwar Baaloosha Girl 7 Mohammed Basseel Madi Boy 17 Mohammed Jalal Abou Tair Boy 18 Mohammed Ziad Al-Absi Boy 14 Mahmoud Nabeel Ghabayen Boy 15 Moaz Yasser Abou Tair Boy 6 Wissam Akram Eid Girl 14

30/12/2008
Haya Talal Hamdan Girl 8

31/12/2008
Ahmed Kanouh Boy 10 Ameen Al-Zarbatlee Boy 10 Mohammed Nafez Mohaissen Boy 10 Mustafa Abou Ghanimah Boy 16 Yehya Awnee Mohaissen Boy 10 Ossman Bin Zaid Nizar Rayyan Boy 3 Assaad Nizar Rayyan Boy 2 Moaz-Uldeen Allah Al-Nasla Boy 5 Aya Nizar Rayyan Girl 12 Halima Nizar Rayyan Girl 5 Reem Nizar Rayyan Boy 4 Aicha Nizar Rayyan Girl 3 Abdul Rahman Nizar Rayyan Boy 6 Abdul Qader Nizar Rayyan Boy 12 Oyoon Jihad Al-Nasla Girl 16 Mahmoud Mustafa Ashour Boy 13 Maryam Nizar Rayyan Girl 5

01/01/2009
Hamada Ibrahim Mousabbah Boy 10 Zeinab Nizar Rayyan Girl 12 Sujud Mahmoud Al-Derdesawi Girl 10 Abdul Sattar Waleed Al-Astal Boy 12 Abed Rabbo Iyyad Abed Rabbo Al-Astal Boy 10 Ghassan Nizar Rayyan Boy 15 Christine Wadih El-Turk Boy 6 Mohammed Mousabbah Boy 14 Mohammed Iyad Abed Rabbo Al-Astal Boy 13 Mahmoud Samsoom Boy 16 Ahmed Tobail Boy 16 Ahmed Sameeh Al-Kafarneh Boy 17 Hassan Hejjo Boy 14 Rajeh Ziadeh Boy 18 Shareef Abdul Mota Armeelat Boy 15 Mohammed Moussa Al-Silawi Boy 10 Mahmoud Majed Mahmoud Abou Nahel Boy 16 Mohannad Al-Tatnaneeh Boy 18 Hani Mohammed Al-Silawi Boy 10

02/01/2009 Ahmed Al-Meshharawi Boy 16 Ahmed Khodair Sobaih Boy 17 Ahmed Sameeh Al-Kafarneh Boy 18 Asraa Kossai Al-Habash Girl 10 Assad Khaled Al-Meshharawi Boy 17 Asmaa Ibrahim Afana Girl 12 Ismail Abdullah Abou Sneima Boy 4 Akram Ziad Al-Nemr Boy 18 Aya Ziad Al-Nemr Girl 8 Ahmed Mohammed Al-Adham Boy 1 Akram Ziad Al-Nemr Boy 13 Hamza Zuhair Tantish Boy 12 Khalil Mohammed Mokdad Boy 18 Ruba Mohammed Fadl Abou-Rass Girl 13 Ziad Mohammed Salma Abou Sneima Boy 9 Shaza Al-Abed Al-Habash Girl 16 Abed Ziad Al-Nemr Boy 12 Attia Rushdi Al-Khawli Boy 16 Luay Yahya Abou Haleema Boy 17 Mohammed Akram Abou Harbeed Boy 18 Mohammed Abed Berbekh Boy 18 Mohammed Faraj Hassouna Boy 16 Mahmoud Khalil Al-Mashharawi Boy 12 Mahmoud Zahir Tantish Boy 17 Mahmoud Sami Assliya Boy 3 Moussa Youssef Berbekh Boy 16 Wi'am Jamal Al-Kafarneh Girl 2 Wadih Ayman Omar Boy 4 Youssef Abed Berbekh Boy 10

05/01/2009
Ibrahim Rouhee Akl Boy 17 Ibrahim Abdullah Merjan Boy 13 Ahmed Attiyah Al-Semouni Boy 4 Aya Youssef Al-Defdah Girl 13 Aya Al-Sersawi Girl 5 Ahmed Amer Abou Eisha Boy 5 Ameen Attiyah Al-Semouni Boy 4 Hazem Alewa Boy 8 Khalil Mohammed Helless Boy 12 Diana Mosbah Saad Girl 17 Raya Al-Sersawi Girl 5 Rahma Mohammed Al-Semouni Girl 18 Ramadan Ali Felfel Boy 14 Rahaf Ahmed Saeed Al-Azaar Girl 4 Shahad Mohammed Hijjih Girl 3 Arafat Mohammed Abdul Dayem Boy 10 Omar Mahmoud Al-Baradei Boy 12 Ghaydaa Amer Abou Eisha Girl 6 Fathiyya Ayman Al-Dabari Girl 4 Faraj Ammar Al-Helou Boy 2 Moumen Alewah Boy 9 Moumen Mahmoud Talal Alaw Boy 10 Mohammed Amer Abu Eisha Boy 8 Mahmoud Mohammed Abu Kamar Boy 15 Marwan Hein Kodeih Girl 6 Montasser Alewah Boy 12 Naji Nidal Al-Hamlawi Boy 16 Nada Redwan Mardi Girl 5 Hanadi Bassem Khaleefa Girl 13

06/01/2009
Ibrahim Ahmed Maarouf Boy 14 Ahmed Shaher Khodeir Boy 14 Ismail Adnan Hweilah Boy 15 Aseel Moeen Deeb Boy 17 Adam Mamoun Al-Kurdee Boy 3 Alaa Iyad Al-Daya Girl 8 Areej Mohammed Al-Daya Girl 3 months Amani Mohammed Al-Daya Girl 4 Baraa Ramez Al-Daya Girl 2 Bilal Hamza Obaid Boy 15 Thaer Shaker Karmout Boy 17 Hozaifa Jihad Al-Kahloot Boy 17 Khitam Iyad Al-Daya Girl 9 Rafik Abdul Basset Al-Khodari Boy 15 Raneen Abdullah saleh Girl 12 Zakariya Yahya Al-Taweel Boy 5 Sahar Hatem Dawood Girl 10 Salsabeel Ramez Al-Daya Girl 6 months Sharafuldeen Iyad Al-Daya Boy 7 Doha Mohammed Al-Daya Girl 5 Ahed Iyad Kodas Boy 15 Abdullah Mohammed Abdullah Boy 10 Issam Sameer Deeb Boy 12 Alaa Ismail Ismail Boy 18 Ali Iyad Al-Daya Boy 10 Imad Abu Askar Boy 18 Filasteen Al-Daya Girl 5 Kamar Mohammed Al-Daya Boy 3 Lina Abdul Menem Hassan Girl 10 Unidentified Boy 9 Unidentified Boy 15 Mohammed Iyad Al-Daya Boy 6 Mohammed Bassem Shakoura Boy 10 Mohammed Bassem Eid Boy 18 Mohammed Deeb Boy 17 Mohammed Eid Boy 18 Mustafa Moeen Deeb Boy 12 Noor Moeen Deeb Boy 2 Youssef Saad Al-Kahloot Boy 17 Youssef Mohammed Al-Daya Boy 1

07/01/2009
Ibrahim Kamal Awaja Boy 9 Ahmed Jaber Howeij Boy 7 Ahmed Fawzi Labad Boy 18 Ayman Al-Bayed Boy 16 Amal Khaled Abed Rabbo Girl 3 Toufic Khaled Al-Khahloot Boy 10 Habeeb Khaled Al-Khahloot Boy 12 Houssam Raed Sobeh Boy 12 Hassan Rateb Semaan Boy 18 Hassan Ata Hassan Azzam Boy 2 Redwan Mohammed Ashoor Boy 10 Suad Khaled Abed Rabbo Girl 6 Samar Khaled Abed Rabbo Girl 2 Abdul Rahman Mohammmed Ashoor Boy 12 Fareed Ata Hassan Azzam Boy 13 Mohammed Khaled Al-Kahloot Boy 15 Mohammed Samir Hijji Boy 16 Mohammed Fareed Al-Maasawabi Boy 16 Mohammed Moeen Deeb Boy 17 Mohammed Nasseem Salama Saba Boy 16 Mahmoud Hameed Boy 17 Hamam Issa Boy 1

08/01/2009
Anas Arif Abou Baraka Boy 7 Ibrahim Akram Abou Dakkka Boy 12 Ibrahim Moeen Jiha Boy 15 Baraa Iyad Shalha Girl 6 Basma Yasser Al-Jeblawi Girl 5 Shahd Saad Abou Haleema Girl 15 Azmi Diab Boy 16 Mohammed Akram Abou Dakka Boy 14 Mohammed Hikmat Abou Haleema Boy 17 Ibrahim Moeen Jiha Boy 15 Matar Saad Abou Haleema Boy 17

09/01/2009
Ahmed Ibrahim Abou Kleik Boy 17 Ismail Ayman Yasseen Boy 18 Alaa Ahmed Jaber Girl 11 Baha-Uldeen Fayez Salha Girl 5 Rana Fayez Salha Girl 12 Rola Fayez Salha Girl 13 Diyaa-Uldeen Fayez Salah Boy 14 Ghanima Sultan Halawa Girl 11 Fatima Raed Jadullah Girl 10 Mohammed Atef Abou Al-Hussna Boy 15

ecc. ecc. ecc.


giovedì 15 gennaio 2009

Il parroco di Gaza: i bambini muoiono d'infarto

"Qui non si muore solo per i bombardamenti ma anche per la paura e i bambini sono le prime vittime". Lo dice p. Manuel Musallam, parroco di Gaza e direttore della scuola cristiana Holy Family, intervistato al telefono. Stamani alle 10, ha raccontato il prete palestinese, una bambina di 12 anni della famiglia Abu Ras e' morta di infarto nella sua abitazione: "Non l'hanno potuta nemmeno portare in ospedale perche' e' troppo lontano", ha spiegato.

Venerdi' un'altra studentessa della scuola cristiana Holy Family, Christine Ouadiah Turk, e' morta per la paura in seguito a un bombardamento.

"I bambini stanno letteralmente impazzendo a causa delle bombe - ha spiegato padre Musallam - piangono e gridano continuamente. Sono in una condizione di stress costante", ha spiegato il prete palestinese che e' anche preside dell'unica scuola cristiana di Gaza.

Ieri notte una bomba e' caduta a circa 50 metri dalla chiesa e a 30 metri dalla casa delle suore. Secondo il religioso palestinese a Gaza e' in corso una crisi umanitaria senza precedenti: "La gente usa la farina destinata agli animali per cucinare.

L'altro giorno un panettiere si vergognava a darmi il pane perche' diceva che era troppo impuro per un prete". In citta' la corrente elettrica manca per parecchie ore ma nella parrocchia di padre Musallam c'e' un generatore elettrico a gasolio: "Molta gente viene qui per cucinare o per ricaricare il telefonino".

In nove giorni di assedio oltre a obiettivi militari sono state colpite diverse case, strade, caserme della polizia, uffici governativi e sette moschee.

"E' vero, ci sono i miliziani qua ma la maggior parte degli abitanti di Gaza sono povere persone, innocenti. Anche i poliziotti uccisi i primi giorni. Loro lavoravano per Hamas ma non appartenevano a quel movimento. Anch'io sono sotto il governo di Hamas. Questo significa che sono un terrorista?".

Sono parole amare quelle di Padre Musallam nei confronti delle autorita' israeliane .
"Diventa sempre piu' difficile parlare di perdono sia ai cristiani che ai musulmani" commenta il prete palestinese secondo il quale gli attacchi israeliani degli ultimi giorni contribuiscono ad aumentare il consenso della popolazione nei confronti del partito guidato da Ismail Haniye: "Se volevano distruggere Hamas, sono riusciti invece a rafforzarlo.
Oggi la gente e' piu' estremista e fondamentalista di un tempo". Il religioso sostiene che la situazione di Gaza sta danneggiando gli stessi israeliani: "Se dai fuoco alla casa del vicino , prendera' fuoco anche la tua. Questa guerra porta solo vittime.

La pace e' possibile - conclude - ma come si puo' raggiungere in una tale condizione di sofferenza e umiliazione per i palestinesi?"

Fonte: http://www.terrasantalibera.org/BambinImpazziscono-Musallam.htm

venerdì 9 gennaio 2009

Restiamo umani


















Questi sono bambini di Gaza a fine novembre 2008.

Gli altri sono i bambini di queste ore tremende.


































È proprio vero: si fa fatica a rinvenire espressioni di compassione sulle labbra delle nostre autorità politiche. Stasera, ad esempio, il ministro Ronchi, ribadiva per l'ennesima volta, con una glacialità sbalorditiva, il diritto di Israele a difendersi. Non una parola per le vittime del massacro. Nessuno che osi chiamare col proprio nome questa carneficina: un crimine contro l’umanità, anche contro la propria. Diritto a difendersi: ma che cosa vuol dire? massacrare oltre 700 persone, di cui 158 bambini?
Ho deciso di rilanciare le foto di questi piccoli assassinati. Qualcuno forse ne resterà turbato: pazienza. A me turba di più il fatto che siano morti così e che lo si taccia. Stasera il tg1 metteva le “notizie” da Gaza al terzo posto, dopo la crisi economica e la nuova Alitalia che si accorda con Air France. La guerra è lontana e non ci fa passare la fame. I saldi e la neve a gennaio sono argomenti più interessanti. I pesanti bombardamenti non sono forse fuochi d’artificio, la corsa delle autoambulanze non è come nelle medical fiction americane?

L’altro giorno è stata bombardata una scuola delle UN: cinquanta morti. Hanno detto senza poterlo provare che vi si nascondevano miliziani: balle. In verità era gente che si era rifugiata lì pensando di stare al sicuro sotto le insegne dell’Organizzazione. In dodici giorni, ben venti uccisi fra medici e infermieri. Oggi bombe su un convoglio di aiuti ONU, quegli aiuti concessi durante la tregua di tre ore al giorno: un autista è morto. Prima si massacrano le persone e poi a chi sopravvive gli si manda qualche pacco di biscotti, tanto per prolungare l’agonia.

Girando per la rete ho scoperto il blog di Vittorio Arrigoni, un italiano delle nostre parti. Ha girato il mondo e si trova ora a Gaza, offrendo la propria testimonianza in diretta. E parla del dolore, del proprio e della gente che gli sta attorno. E parla dei bambini. Andate e visitare il suo sito: http://guerrillaradio.iobloggo.com/

Intanto faccio passare il suo post dell’8 gennaio, pubblicato anche dal Manifesto.
Raccogliamo il suo invito: restiamo umani.
***

Vittorio Arrigoni

"Prendi dei gattini, dei teneri micetti e mettili dentro una scatola" mi dice Jamal, chirurgo dell'ospedale Al Shifa, il principale di Gaza, mentre un infermiere pone per terra dinnanzi a noi proprio un paio di scatoloni di cartone, coperti di chiazze di sangue. "Sigilla la scatola, quindi con tutto il tuo peso e la tua forza saltaci sopra sino a quando senti scricchiolare gli ossicini, e l'ultimo miagolio soffocato." Fisso gli scatoloni attonito, il dottore continua "Cerca ora di immaginare cosa accadrebbe subito dopo la diffusione di una scena del genere, la reazione giustamente sdegnata dell'opinione pubblica mondiale, le denunce delle organizzazioni animaliste..." il dottore continua il suo racconto e io non riesco a spostare un attimo gli occhi da quelle scatole poggiate dinnanzi ai miei piedi. "Israele ha rinchiuso centinaia di civili in una scuola come in una scatola, decine di bambini, e poi la schiacciata con tutto il peso delle sue bombe. E quale sono state le reazioni nel mondo? Quasi nulla. Tanto valeva nascere animali, piuttosto che palestinesi, saremmo stati più tutelati."

A questo punto il dottore si china verso una scatola, e me la scoperchia dinnanzi. Dentro ci sono contenuti gli arti mutilati, braccia e gambe, dal ginocchio in giù o interi femori, amputati ai feriti provenienti dalla scuola delle Nazioni Unite Al Fakhura di Jabalia, più di cinquanta finora le vittime. Fingo una telefonata urgente, mi congedo da Jamal, in realtà mi dirigo verso i servizi igienici, mi piego in due e vomito.
Poco prima mi ero intrattenuto in una discussione con il dottor Abdel, oftalmologo, circa i rumors, le voci incontrollate che da giorni circolano lungo tutta la Striscia secondo le quali l'esercito israeliano ci starebbe tirando addosso una pioggia di armi non convenzionali, vietate dalla Convenzione di Ginevra. Cluster bombs e bombe al fosforo bianco. Esattamente le stesse che l'esercito di Tsahal utilizzò nell'ultima guerra in Libano, e l'aviazione USA a Falluja, in violazione delle le norme internazionali. Dinnanzi all'ospedale Al Auda siamo stati testimoni e abbiamo filmato dell'utilizzo di bombe al fosforo bianco, a circa cinquecento metri da dove ci trovavamo, troppo lontano per essere certi che sotto gli Apache israeliani ci fossero dei civili, ma troppo tremendamente vicino a noi. Il Trattato di Ginevra del 1980 prevede che il fosforo bianco non debba essere usato direttamente come arma di guerra nelle aree civili, ma solo come fumogeno o per l'illuminazione. Non c'è dubbio che utilizzare quest'arma sopra Gaza, una striscia di terra dove si concentra la più alta densità abitativa del mondo, è già un crimine a priori.
Il dottor Abdel mi ha riferito che all'ospedale Al Shifa non hanno la competenza militare e medica, per comprendere se alcune ferite di cadaveri che hanno esaminato siano state prodotte effettivamente da proiettili al fosforo bianco. A detta sua però, in venti anni di mestiere, non ha mai visto casi di decessi come quelli portati all'ospedale nelle ultime ore.
Mi ha spiegato di traumi al cranio, con fratture a vomere, mandibola, osso zigomatico, osso lacrimale, osso nasale e osso palatino che indicherebbero l'impatto di una forza immensa con il volto della vittima. Quello che ha detta sua è totalmente inspiegabile, è la totale assenza di globi oculari, che anche in presenza di traumi di tale entità dovrebbe rimanere al loro posto, almeno in tracce, all'interno del cranio. Invece stanno arrivando negli ospedali palestinesi cadaveri senza più occhi, come se qualcuno li avesse rimossi chirurgicamente prima di consegnarli al coroner.

Israele ci ha fatto sapere che da oggi ci è generosamente concessa una tregua ai suoi bombardamenti di 3 ore quotidiane, dalle 13 alle 16. Queste dichiarazioni dei vertici militari israeliani vengono apprese dalla popolazione di Gaza, con la stessa attendibilità dei leaders di Hamas quando dichiarano di aver fatto strage di soldati nemici. Sia chiaro, il peggior nemico dei soldati di Tel Aviv sono gli stessi combattenti sotto la stella di Davide. Ieri una nave da guerra al largo del porto di Gaza, ha individuato un nutrito gruppo di guerriglieri della resistenza palestinese muoversi compatto intorno a Jabalia e ha cannoneggiato. Erano invece dei loro commilitoni, risultato: 3 soldati israeliani uccisi, una ventina i feriti.
Alle tregue sventolate da Israele qui non ci crede ormai nessuno, e infatti alle 14 di oggi Rafah era sotto l'attacco degli elicotteri israeliani, e a Jabalia l'ennesima strage di bambini: tre sorelline di 2, 4, e 6 della famiglia Abed Rabbu. Una mezz'ora prima sempre a Jabilia ancora una volta le ambulanze della mezzaluna rossa sotto attacco.
Eva e Alberto, miei compagni dell'ISM, erano sull'ambulanza, e hanno videodocumentato l'accaduto, passando poi i video e le foto ai maggiori media. Hanno gambizzato Hassan, fresco di lutto per la morte del suo amico Araf, paramedico ucciso due giorni fa mentre soccorreva dei feriti a Gaza city. Si erano fermati a raccogliere il corpo di un moribondo agonizzante in mezza alla strada, sono stati bersagliati da una decina di colpi sparati da un cecchino israeliano. Un proiettile ha colpito alla gamba Hassan, e ridotto un colabrodo l'ambulanza. Siamo arrivati a quota 688 vittime, 3070 i feriti, 158 i bambini uccisi, decine e decine i dispersi. Solo nella giornata di ieri si sono contati 83 morti, 80 dei quali civili. Il computo delle vittime civile israeliane, fortunatamente, è fermo a quota 4. Recandomi verso l'ospedale di Al Quds dove sarò di servizio sulle ambulanze tutta la notte, correndo su uno dei pochi taxi temerari che zigzagando ancora sfidano il tiro a segno delle bombe, ho visto fermi ad una angola di una strada un gruppo di ragazzini sporchi, coi vestiti rattoppati, tali e quali i nostri sciuscià del dopoguerra italiano, che con delle fionde lanciavano pietre verso il cielo, in direzione di un nemico lontanissimo e inavvicinabile che si fa gioco delle loro vite. La metafora impazzita che fotografa l'assurdità di questa di tempi e di questi luoghi.

Restiamo umani.
Vik

martedì 6 gennaio 2009

Non una parola, non un segno di dolore...


















Rilancio l'appello di Luisa Morgantini, Vicepresidente del Parlamento Europeo, sui dolorosi avvenimenti di Gaza.
http://www.luisamorgantini.net/
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Non una parola, non un pensiero, non un segno di dolore...

LETTERA AI POLITICI ITALIANI E NON SOLO

Luisa Morgantini, Vice Presidente del Parlamento Europeo
Roma, 3 Gennaio 2009

Non una parola, non un pensiero, non un segno di dolore per le centinaia di persone uccise, donne, bambini, anziani e militanti di Hamas, anche loro persone. Case sventrate, palazzi interi, ministeri, scuole, farmacie, posti di polizia. Ma dove è finita la nostra umanità. Dove sono i Veltroni, con i loro “I care”, come si può tacere o difendere la politica di aggressione israeliana.
La popolazione di Gaza e della Cisgiordania, i palestinesi tutti, pagano il prezzo dell’incapacità della Comunità Internazionale di far rispettare ad Israele la legalità internazionale e di cessare la sua politica coloniale. Certo Hamas con il lancio dei razzi impaurisce ed è una minaccia contro la popolazione civile israeliana, azioni illegali e criminali, da condannare. Bisogna fermarli. Ma basta con l’impunità di Israele e dei ricatti dei loro gruppi dirigenti.

Dal 1967 Israele occupa militarmente i territori palestinesi, una occupazione brutale e coloniale. Furto di terra, demolizione di case, check point dove i palestinesi vengono trattati con disprezzo, picchiati, umiliati, colonie che crescono a dismisura portando via terra, acqua, distruggendo coltivazioni. Migliaia di prigionieri politici, ai quali sono impedite anche le visite dei familiari.
Ma voi dirigenti politici, avete mai visto la disperazione di un contadino palestinese che si abbraccia al suo albero di olivo mentre un bulldozer glielo porta via e dei soldati che lo pestano con il fucile per farglielo lasciare, o una donna che partorisce dietro un masso e il marito taglia il cordone ombelicale con un sasso perché soldati israeliani al check point non gli permettono di passare per andare all’ ospedale, o Um Kamel, cacciata dalla sua casa, acquistata con sacrifici perché fanatici ebrei non sopravissuti all’olocausto ma arrivati da Brooklin, pensando che quella terra e quindi quella casa sia loro per diritto divino, sono entrati di forza e l’hanno occupata perché vogliono costruire in quel quartiere arabo di Gerusalemme un'altra colonia ebraica.
Avete mai visto i bambini dei villaggi circostanti Tuwani a sud di Hebron che per andare a scuola devono camminare più di un ora e mezza perché nella strada diretta dal loro villaggio alla scuola si trova un insediamento e i coloni picchiano ed aggrediscono i bambini, oppure i pastori di Tuwani che trovano le loro tanche d’acqua o le loro pecore avvelenate da fanatici coloni, o la città di Hebron ridotta a fantasma perché nel centro storico difesi da più di mille soldati 400 coloni hanno cacciato migliaia di palestinesi, costringendo a chiudere più di 870 negozi.
Avete visto il muro che taglia strade e quartieri che toglie terre ai villaggi che divide palestinesi da Palestinesi, che annette territorio fertile e acqua ad Israele, un muro considerato illegale dalla Corte Internazionale di giustizia. Avete visto al valico di Eretz i malati di cancro rimandati indietro per questioni di sicurezza, negli ultimi 19 mesi sono 283 le persone morte per mancanze di cure, avrebbero dovuto essere ricoverate negli ospedali all’estero, ma non sono stati fatti passare malgrado medici israeliani del gruppo Physician for Human Rights garantissero per loro. Avete sentito il freddo che penetra nelle ossa nelle notte gelide di Gaza perché non c’è riscaldamento, non c’è luce, o i bambini nati prematuri nell’ospedale di Shifa con i loro corpicini che vogliono vivere e bastano trenta minuti senza elettricità perché muoiano.
Avete visto la paura e il terrore negli occhi dei bambini, i loro corpi spezzati. Certo anche quelli dei bambini di Sderot, la loro paura non è diversa, e anche i razzi uccidono ma almeno loro hanno dei rifugi dove andare e per fortuna non hanno mai visto palazzi sventrati o decine di cadaveri intorno a loro o aerei che li bombardano a tappeto.
Basta un morto per dire no, ma anche le proporzioni contano: dal 2002 ad oggi per lanci di razzi di estremisti palestinesi sono state uccise 20 persone. Troppe, ma a Gaza nello stesso tempo sono stati distrutte migliaia e migliaia di case ed uccise più di tre mila persone tra loro centinaia di bambini che non tiravano razzi.

Dopo le manifestazioni di Milano dove sono state bruciate bandiere israeliane, voi dirigenti politici avete tutti manifestato indignazione, avete urlato la vostra condanna. Ne avete tutto il diritto. Io non brucio bandiere né israeliane né di altri paesi e penso che Israele abbia il diritto di esistere come uno Stato normale, uno stato per i suoi cittadini, con le frontiere del 1967, molto più ampie di quelle della partizione della Palestina decisa dalla Nazioni Unite del 1947.
Avrei però voluto sentire la vostra indignazione e la vostra umanità e sentirvi urlare il dolore per tante morti e tanta distruzione, per tanta arroganza, per tanta disumanità, per tanta violazione del diritto internazionale e umanitario. Avrei voluto sentirvi dire ai governanti israeliani: cessate il fuoco, cessate l’assedio a Gaza, fermate la costruzione delle colonie in Cisgiordania, finitela con l’ occupazione militare, rispettate e applicate le risoluzioni delle Nazioni Unite, questo è il modo per togliere ogni spazio ai fondamentalismi e alle minacce contro Israele. Lo hanno detto migliaia di israeliani alla manifestazione Tel Aviv: ci rifiutiamo di essere nemici, basta con l’occupazione, fermate il massacro. Dio mio in che mondo terribile viviamo!

domenica 4 gennaio 2009

Quanto è fonda la notte?


















Stasera sono passato al cimitero. Per la verità erano soltanto le cinque del pomeriggio, ma in questi giorni di inizio gennaio da noi è già sera. Se ci si mette la nebbia poi. Il freddo mostra i muscoli e sembra voler scoraggiare i pochi temerari che si avventurano da queste parti sul finire del giorno.
La ciotola di fiori invernali pare resistere, almeno per ora. La fontanella tace come una regina a lutto, vanamente circondata dalla variopinta corte di inutili innaffiatoi, abbandonati alla morsa del ghiaccio e alla notte che scende veloce.

Fronteggio questo freddo che taglia la punta del naso nei panni del figlio: sto di fronte alla tomba dei miei genitori. Una decina di metri più in là sono invece un padre e una madre a sostare in silenzio: hanno perso il loro ragazzo quindicenne nel mezzo dell'estate, quasi una metafora dell'esplosione di vita raggiunta da una gelata precoce. L'effige tombale lo ritrae in piedi, gracile e forte in mezzo a un campo di calcio, con i colori della formazione di appartenenza. La piccola lapide offre uno spazio troppo angusto alla fioritura di profumi e colori che la ricopre incessantemente da quei giorni di agosto.

Saluto i miei con pensieri affettuosi, piccoli gesti rituali, parole brevi.
Passando accanto a questi altri genitori silenziosi, penso ancora a quanto debba essere dolorosa la perdita improvvisa di un figlio. Quando d'un tratto svaniscono i luoghi quotidiani dell'incontro, l'abitudine scontata dei gesti, i pasti consumati insieme. Gli odori, i suoni, gli sguardi, tutto perduto nel nulla di un secondo fatale, mille e mille volte rivisitato con la mente, quasi a volerne deviare la destinazione.
La tomba diventa il perimetro di un dialogo affettuoso e misterioso. La tomba, così gelida stasera, si fa innaturalmente intima. A volte è un letto da riordinare, altre desco attorno al quale sedersi, in un gesto di riposo e abbandono che vorrebbe comunicare una ritrovata comunione, desiderio fisico di prendersi spazio e tempo, un tempo che si vorrebbe dilatare all'infinito.

Ma dalle tombe i vivi devono ogni volta prendere congedo, pur se da lasciare alla gelata notturna siano le membra preziose di un figlio. Focolari ben più reali reclamano di ardere altrove, e le tavole presso le quali mandare giù un boccone troppo amaro attendono d'essere comunque apparecchiate, per quanto mestamente soprattutto in questi giorni di festa.

Quanto è duro perdere un figlio?
Il pensiero corre a quel padre palestinese che in questi giorni di barbarie (l'ennesima, ferocissima) ha smarrito in un amen cinque figlie delle sue: la più grande aveva diciassette anni, la più piccola quattro. Tutte morte all'istante in seguito a un bombardamento aereo. Bisognerà che le vediamo queste piccole donne dormienti, perchè la guerra non è il videogame che vogliono farci credere i cosiddetti esperti di strategia bellica accomodati nei salotti dei telegiornali. Occorre che guardiamo dentro gli occhi di quel padre disperato, se vogliamo conservare una connessione con la vita reale, fuori per una volta dalle gabbiette mediatiche nelle quali - più o meno consenzienti - ci siamo lasciati rinchiudere.
Quanto è duro perdere cinque figlie in un giorno?

Cammino verso casa, e ormai è buio, senza poter neppure immaginare la profondità di una simile notte.



giovedì 1 gennaio 2009

Quanti altri morti per sentirvi cittadini di Gaza?
























di Mustafa Barghouthi, ex ministro dell'informazione del governo di unità nazionale palestinese, da Peacereporter

E leggerò domani, sui vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua. Non era un assedio dunque, ma una forma di pace, quel campo di concentramento falciato dalla fame e dalla sete. E da cosa dipende la differenza tra la pace e la guerra? Dalla ragioneria dei morti? E i bambini consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano? Muore di guerra o di pace, chi muore perché manca l’elettricità in sala operatoria? Si chiama pace quando mancano i missili - ma come si chiama, quando manca tutto il resto?

E leggerò sui vostri giornali, domani, che tutto questo è solo un attacco preventivo, solo legittimo, inviolabile diritto di autodifesa. La quarta potenza militare al mondo, i suoi muscoli nucleari contro razzi di latta, e cartapesta e disperazione. E mi sarà precisato naturalmente, che no, questo non è un attacco contro i civili - e d’altra parte, ma come potrebbe mai esserlo, se tre uomini che chiacchierano di Palestina, qui all’angolo della strada, sono per le leggi israeliane un nucleo di resistenza, e dunque un gruppo illegale, una forza combattente? - se nei documenti ufficiali siamo marchiati come entità nemica, e senza più il minimo argine etico, il cancro di Israele? Se l’obiettivo è sradicare Hamas - tutto questo rafforza Hamas. Arrivate a bordo dei caccia a esportare la retorica della democrazia, a bordo dei caccia tornate poi a strangolare l’esercizio della democrazia - ma quale altra opzione rimane? Non lasciate che vi esploda addosso improvvisa. Non è il fondamentalismo, a essere bombardato in questo momento, ma tutto quello che qui si oppone al fondamentalismo. Tutto quello che a questa ferocia indistinta non restituisce gratuito un odio uguale e contrario, ma una parola scalza di dialogo, la lucidità di ragionare il coraggio di disertare - non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l’altra Palestina, terza e diversa, mentre schiva missili stretta tra la complicità di Fatah e la miopia di Hamas. Stava per assassinarmi per autodifesa, ho dovuto assassinarlo per autodifesa - la racconteranno così, un giorno i sopravvissuti.

E leggerò sui vostri giornali, domani, che è impossibile qualsiasi processo di pace, gli israeliani, purtroppo, non hanno qualcuno con cui parlare. E effettivamente - e ma come potrebbero mai averlo, trincerati dietro otto metri di cemento di Muro? E soprattutto - perché mai dovrebbero averlo, se la Road Map è solo l’ennesima arma di distrazione di massa per l’opinione pubblica internazionale? Quattro pagine in cui a noi per esempio, si chiede di fermare gli attacchi terroristici, e in cambio, si dice, Israele non intraprenderà alcuna azione che possa minare la fiducia tra le parti, come - testuale - gli attacchi contro i civili. Assassinare civili non mina la fiducia, mina il diritto, è un crimine di guerra non una questione di cortesia. E se Annapolis è un processo di pace, mentre l’unica mappa che procede sono qui intanto le terre confiscate, gli ulivi spianati le case demolite, gli insediamenti allargati - perché allora non è processo di pace la proposta saudita? La fine dell’occupazione, in cambio del riconoscimento da parte di tutti gli stati arabi. Possiamo avere se non altro un segno di reazione? Qualcuno, lì, per caso ascolta, dall’altro lato del Muro?

Ma sto qui a raccontarvi vento. Perché leggerò solo un rigo domani, sui vostri giornali e solo domani, poi leggerò solo, ancora, l’indifferenza. Ed è solo questo che sento, mentre gli F16 sorvolano la mia solitudine, verso centinaia di danni collaterali che io conosco nome a nome, vita a vita - solo una vertigine di infinito abbandono e smarrimento. Europei, americani e anche gli arabi - perché dove è finita la sovranità egiziana, al varco di Rafah, la morale egiziana, al sigillo di Rafah? - siamo semplicemente soli. Sfilate qui, delegazione dopo delegazione - e parlando, avrebbe detto Garcia Lorca, le parole restano nell’aria, come sugheri sull’acqua. Offrite aiuti umanitari, ma non siamo mendicanti, vogliamo dignità libertà, frontiere aperte, non chiediamo favori, rivendichiamo diritti. E invece arrivate, indignati e partecipi, domandate cosa potete fare per noi. Una scuola?, una clinica forse? delle borse di studio? E tentiamo ogni volta di convincervi - no, non la generosa solidarietà, insegnava Bobbio, solo la severa giustizia - sanzioni, sanzioni contro Israele. Ma rispondete - e neutrali ogni volta, e dunque partecipi dello squilibrio, partigiani dei vincitori - no, sarebbe antisemita. Ma chi è più antisemita, chi ha viziato Israele passo a passo per sessant’anni, fino a sfigurarlo nel paese più pericoloso al mondo per gli ebrei, o chi lo avverte che un Muro marca un ghetto da entrambi i lati? Rileggere Hannah Arendt è forse antisemita, oggi che siamo noi palestinesi la sua schiuma della terra, è antisemita tornare a illuminare le sue pagine sul potere e la violenza, sull’ultima razza soggetta al colonialismo britannico, che sarebbero stati infine gli inglesi stessi? No, non è antisemitismo, ma l’esatto opposto, sostenere i tanti israeliani che tentano di scampare a una nakbah chiamata sionismo. Perché non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l’altro Israele, terzo e diverso, mentre schiva il pensiero unico stretto tra la complicità della sinistra e la miopia della destra.

So quello che leggerò, domani, sui vostri giornali. Ma nessuna autodifesa, nessuna esigenza di sicurezza. Tutto questo si chiama solo apartheid - e genocidio. Perché non importa che le politiche israeliane, tecnicamente, calzino oppure no al millimetro le definizioni delicatamente cesellate dal diritto internazionale, il suo aristocratico formalismo, la sua pretesa oggettività non sono che l’ennesimo collateralismo, qui, che asseconda e moltiplica la forza dei vincitori. La benzina di questi aerei è la vostra neutralità, è il vostro silenzio, il suono di queste esplosioni. Qualcuno si sentì berlinese, davanti a un altro Muro. Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?


30 dicembre 2008


Il vicino di Lerner e il discorso di capodanno

Pubblico in un unico post una bella lettera indirizzata a Gad Lerner da parte di un lavoratore extracomunitario.
A seguire, il discorso di capodanno di Beppe Grillo.
Due contributi non così distanti fra loro quanto potrebbe sembrare.

Buon anno a tutti.
***
Gad Lerner

Questa me la sono tenuta al posto delle mutande rosse per farvi l’augurio di buon anno cui tengo di più. Erano dieci pagine di bloc-notes scritte in stampatello, con qualche errore d’ortografia. In fondo, una firma e un numero di telefono. L’ho trovata il 16 novembre scorso nella mia buca delle lettere di Milano. Naturalmente ho poi sentito l’autore, se mai vi rimanesse un dubbio sull’autenticità.

Al Gentilissimo sig. Gad Lerner
Mi chiamo L… Sono un cittadino di Mauritius. Anzitutto mi scusi se ho indirizzato questa lettera e lei… (seguono parole fin troppo gentili nei miei confronti) ma scrivo per farvi sapere quanta discriminazione e disagio subiamo ogni minuto del giorno.
Io non sono un laureato ma un semplice domestico onesto e di buon senso che lavora da vent’anni in Italia, in regola, con la fedina penale pulita e le tasse pagate.
Sono sposato e il 27 marzo 2008 mia moglie è venuta a Milano con un visto turistico, con tanta fatica. Per non farla stare come clandestina è tornata a casa la data prestabilita. Ho fatto la domanda per un ricongiungimento familiare, avendo la casa e il lavoro fisso, con i contributi in regola.
Dunque da sei mesi ho fatto la domanda: nessuna risposta. Telepaticamente ci hanno detto che ci vogliono tre mesi di attesa per il deposito dei documenti originali. Fino adesso, neanche l’ombra! Prima la legge diceva che servono 90 giorni a seguito del deposito, adesso hanno cambiato: da ottobre ci vogliono 196 giorni, mi dica lei. Allo sportello unico non ricevono e non rispondono; al telefono nessuno è in grado di dire niente.
Ho fatto la fila dalle 5 di mattina in via Montebello (Ufficio Stranieri della Questura di Milano, ndr). Quando sono arrivato allo sportello alle 11,50, mi hanno detto che è la sede sbagliata. Quando ho chiesto agli addetti, mi hanno risposto che non sanno nemmeno loro. Mi dica lei.
I poliziotti sono sgarbati, maleducati, insolenti nei nostri confronti. Ci trattano come dei pezzenti. Mi chiedo: ho il diritto di sapere qualcosa dato che da vent’anni sono qui in regola e con le tasse pagate?
Vi cito il caso di una mia amica, anche lei qui da vent’anni. È andata a ritirare il permesso di soggiorno dopo un anno e otto mesi. Glielo hanno dato per tre mesi. Ma hanno sbagliato a scrivere il cognome del figlio minore. Colpa loro! Da dieci giorni la mia amica sta girando per nulla. Deve assentarsi dal lavoro e rischia di perdere il posto. Ogni mattina deve portare con sé i due bambini per presentarsi presto alla Questura. Nemmeno loro possono andare a scuola! Lei fa la portinaia, i condomini sono stufi e dicono che si vergognano di essere italiani.
La Lega vuole speculare su di noi facendoci pagare 200 euro per rinnovare il nostro permesso di soggiorno ogni 3 mesi. All’anno ci costerebbe 1.200 euro e ne guadagniamo 1.000 se ci va bene.
Gli italiani ci affidano i loro preziosi cari nelle mani: colf, badanti, baby-sitter. Se una badante deve alzarsi alle 3 di mattina per andare a fare la fila alla Questura e torna alle due di pomeriggio se tutto va bene, nel frattempo chi va a assistere la persona malata, chi porta i bambini a scuola, chi dà le medicine prescritte all’ora giusta, chi li pulisce quando hanno fatto la cacca a letto? Chi? I Maroni, Bossi, Calderoli, Castelli o Gasparri che parlano a vanvera?
Io mi auguro che capiti a qualche politico senza anima e cuore di avere qualcuno dei loro cari fermo a letto, per capire che cos’è la vita di una badante. Intanto loro sono carichi di soldi, si possono permettere le case di cura. Come sono immorali e senza pietà: vergogna!
Mi chiedo: perché ci sono extracomunitari di serie A-B-C? I calciatori hanno tutti i privilegi, assistenti e belle ragazze naturalmente. Gli extracomunitari che lavorano nel mondo dello spettacolo non devono fare la fila come noi. Senza fatica hanno tutte le carte in regola e l’assistenza.
Mi chiedo: quanti di loro che guadagnano fior di soldi sono evasori fiscali? Essendo vip, non fanno fatica nemmeno per avere la cittadinanza. Come Maratona: quando torna in Italia lo accogliete come un eroe, gli danno una barca di soldi, alloggio gratis. Anche se era scappato senza pagare le tasse, alla Rai viene ospitato come un re. E noi dobbiamo pagare il canone. È una vergogna!

Sono onorato che l’autore di questa lettera abbia pensato a me come destinatario, ma voglio condividere con voi la conoscenza del mio vicino di casa. Troppe volte lasciamo che ci striscino accanto come ombre, non persone. Ecco l’augurio che vi formulo col cuore: di esercitarvi con successo nella pratica umana dell’immedesimazione. Impariamo a metterci ogni tanto nei panni degli altri. Sarà un’esperienza appassionante e ne verrà un 2009 migliore.
***

Beppe Grillo