sabato 31 marzo 2007

Sacramentum Caritatis

Il papa Benedetto XVI ha recentemente offerto la sua esortazione apostolica sull'eucaristia.
Maurizio, da Marovoay (Madagascar), ci recapita una bella immagine che forse la riassume e che comunque vale almeno quanto il documento pontificio.
Ve la propongo insieme al breve scritto che l'ha accompagnata.


Cari Amici,
nel vangelo di Marco si legge:

Prese un bambino e lo porto in mezzo a loro, lo tenne in braccio e disse: "Chi accoglie uno di questi bambini per amor mio accoglie me. E chi accoglie me accoglie anche il Padre che mi ha mandato".

Grazie agli aiuti che voi mandate, tramite le adozioni a distanza, prosegue una delle iniziative più belle della missione, "la mensa Parrocchiale".
76 bambini, scelti tra le famiglie più povere di Marovoay ricevono il pasto. Prima di iniziare a nutrirsi, non si dimenticano di ringraziare il Signore. Al termine puliscono la sala, lavano i piatti e le posate. Resta ancora del tempo per fare i compiti.
La domenica pomeriggio alcune mamme, alternandosi puliscono il riso per i bambini, tolgono i sassolini.

Tanti saluti a tutti,
Maurizio e Padre Bruno.

Incipit d'autore

Smisurata preghiera


Alta sui naufragi dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al disopra delle parole celebrative del nulla
lungo un facile vento di sazietà, di impunità.
Sullo scandalo metallico di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta, la maggioranza sta.
Recitando un rosario di ambizioni meschine
di millenarie paure, di inesauribili astuzie
Coltivando tranquilla l'orribile varietà delle proprie superbie
la maggioranza sta come una malattia
come una sfortuna
come un'anestesia
come un'abitudine.


Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore,
di umanità, di verità.
Per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici
e di figli con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità.
Ricorda Signore questi servi disobbedienti alle leggi del branco:
non dimenticare il loro volto che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un'anomalia
come una distrazione
come un dovere.


Fabrizio De André